le stelle cadenti sono stelle ubriache

parole, poesie, cose a caso

Archive for the ‘poesia’ Category

la maschera

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la maschera dev’essere leggera,
tagliata a teschio,
di cartoncino spesso.
due buchi arrotondati
per guardare,
il resto per non farsi vedere.
bisogna sempre avere un piano,
anche solo per vederlo fallire.
sui muri si scrive in fretta, si legge in fretta.
la città è programmata per non perdonare. mi tocca ammettere che a volte le somiglio.
quelli che facevano i fighi con le maschere antigas
ce li siamo persi
al primo meeting d’agosto.
perdiamo sempre un sacco di cose,
perdiamo noi stessi,
perdiamo tempo.

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Written by kaya77

4 settembre 2013 at 12:01

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la sindrome di Chihuahua

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la sindrome di Chihuahua
è quasi certo
che non esista,
ma a Studio Aperto
hanno giurato
che è dilagante,
probabile,
quindi,
la prenderemo
tra poco.

lo speaker non era chiaro;
mentre li enumerava,
i sintomi sembravano
banalità sconcertanti;
gira la voce che,
se troveranno una cura,
il bugiardino
lo lasceranno
scrivere a Povia.

ci servono balsami estremi
che riparano i capelli,
come meccanici esperti,
_pimpami la cresta!_
mascara chilometrici
da dodici chili,
_se faccio l’occhiolino c’è uno tsunami in Giappone_
creme antiage miracolose
che cancellano le rughe
anche alle foto
fatte nell’87.
ci servono vestiti da mignotta,
reggiseni al titanio,
lucidalabbra ustori
come gli specchi a Siracusa.

ci raccontano, ogni giorno,
50 sfumature di consumi
e noi ce le beviamo
come il Campari delle sette.

e ci rimodelliamo senza sosta
tra deodoranti, shampoo e diete deludenti,
in sospensione
tra l’ennesimo concorso di talenti
e gli assorbenti con le ali
che non fanno
mai
migrare il ciclo.

20130829-140211.jpg

Written by kaya77

29 agosto 2013 at 12:02

palinsesto

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palinsesto

e allora facciamolo
il reality sul campo di sterminio;
diamo un senso più concreto
al concetto
di eliminazione diretta in diretta.
regaliamo, davanti alle scuole,
piccoli campioni di zyklon b
con cui giocare durante l’intervallo.
votiamo tutti in massa,
mano sulla patta,
miss stupro etnico primavera/estate
e poi sfregiamo l’eletta con l’acido,
ma aromatizzato al marsiglia, per Dio.
tocchiamolo, vi prego, questo fondo,
crocifiggiamo gli obesi su un altare in hd.
prove libere di femminicidio,
di molestie all’oratorio, di bullismo,
in prima serata a reti unificate,
prima delle olimpiadi di turismo sessuale.
facciamo i giochi senza frontiere del cinismo,
trasbordiamo i famosi al campo rom,
l’intifada poco prima del tg, apartheid durante la pubblicità.
grattiamo forte fino a cancellare i nostri punti malsani di contatto,
scaviamo fino a torcere noi stessi,
vomitiamoci all’interno; è ancora presto.
prendiamo Siria e Grecia imbavagliate
e scordiamole nel confessionale,
possiamo farle dolcemente accomodare
sulle vittime dei diamanti africani,
sul ricordo sporco di Srebrenica,
sul kitch arancio che amano a Guantanamo.
adottiamo un mafioso per famiglia
e poi facciamolo giocare con quei bravi poliziotti delle fiction,
mal che vada ci distruggono il divano.
il film sulla Diaz speravo meglio,
devi portarti ancora le molotov da casa,
e sì che di passi avanti ne abbiam fatti;
guarda il 3D! guarda il C4!
togliamoci queste maschere antigas
di civica morale amalgamata,
che cento eritrei
rimasti in mare,
al tasso di cambio nominale,
non fanno 1 di 38 pellegrini,
non fanno un gatto schiacciato
in autostrada.

consumi

Written by kaya77

29 agosto 2013 at 10:11

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ti finirò

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ti finirò
con tutta la calma
riservata a una vendetta,
nelle notti d’estate
accanto al mare,
nel rosso della fiamma
che non so spegnere
ancora.
ti finirò
come si mette fine a un viaggio,
nell’ora breve
prima che ne inizi un altro.
ti finirò
con un ultimo sorso
alla bottiglia,
il vetro appoggiato ai denti stanchi,
come la frase conclusiva di un racconto,
lettere scelte per la parola addio.
ti finirò scrivendo, cancellando,
tra frecce, gesti, segni, aggiustamenti.
ti finirò
come la muta di un insetto,
nell’alba densa di un condannato a morte.
io sono qui. qui da qualche parte.
mi devo solo riuscire a ritrovare.

bacisalati

Written by kaya77

29 agosto 2013 at 09:42

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pelle sensibile

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cara,
forse non hai capito
che non sono il braccio
di un compasso
che ruota intorno a un cazzo.

so disegnare cerchi
perfettamente imperfetti
anche ruotando
come un derviscio
sulla mia spina dorsale
in titanio,
e
riesco a farlo
anche fumando,
ci credi?

non ho bisogno
di tutta questa confidenza
o di ritratti abbozzati
che mi somigliano
come un orso
a una gallina.

non ho bisogno
di compassione o supporto,
di parole scontate,
di diossina alla fragola.

sono come le bestie, io.
quando sto male, porto via il culo.

e quindi cara,
facciamo un gioco,
distinguiamo bene
amicizia e conoscenza,
morbosità e interesse.

distinguiamo bene
le mie nocche e la tua faccia,
perché c’è il rischio,
a volte,
che si mischino,
e ho la pelle sensibile, io.
il contatto con gli incisivi,
spesso,
la rovina.

joint

Written by kaya77

28 agosto 2013 at 10:08

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CHE DEVO FARCI?

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Che devo farci? i cimiteri non li capisco.
le pietre – tendenzialmente – non mi commuovono.
mi fanno piangere se me le lanci addosso,
quello sì.

non amo i fulcri, trovo le periferie più interessanti.
e non mi piace
venire interpretata;
nel dubbio chiedi,
ci sta che ti risponda.

mi annoia vedervi indossare
tutti questi pigiami di mestizia,
vedervi crogiolare dentro al dolore
come alle terme.

assurdo che
per quanti incubi faccia,
nessuno risulti
peggiore dell’uomo.

capellirossi

Written by kaya77

28 agosto 2013 at 09:44

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AMORE È UNA PAROLA DEL CAZZO

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dovremmo amarci
come le vacanze,
come i temporali,
come le bombe che esplodono
e si ricordano
anni dopo
sui muri delle case.
dovremmo amarci
come la fotografia
di sconosciuti
caduta
un pomeriggio
da un libro non nostro.
amore è una parola del cazzo
come troposfera
o caramello,
come salasso.

Written by kaya77

22 maggio 2013 at 16:36

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grazie Enrico

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“Le stelle sono andate tutte al cinema”, Vera Bonaccini ci porta in un viaggio interiore intriso di paradossi esistenziali, frutto di fotografie sincopate e analisi eloquenti sul suo essere in rapporto ai graffianti accadimenti e palesi domande inerenti alle relazioni umane. L’io e il sè assumono dimensioni forti e la descrizione della malattia vita viene portata ai paradossi della sua stessa cronicità.
Vera Bonaccini in “Le stelle sono andate tutte al cinema”, ci porta nei meandri della nostra e della sua esistenza, attraverso quell’esistenzialità che la contraddistingue nella sua esecuzione. Vera Bonaccini ci porta a chiederci se le parole possono mergersi e profugare potenza, gli sguardi trafugare un anima e legarla, la chimica emozionare più di un bacio al tramonto; la scienza trovare il segreto dell’amore, e l’amore cessare senza dolore. Per Vera la poesia non potrà salvare il mondo come le parole attraversare la nostra vita, nulla è indenne dalla mera sacralità del dolore, l’arte non definisce l’astratto e l’astratto può non esistere senza un’arte che dia a se stessa una forma o un contenuto.
Vera Bonaccini, cerca le stelle in un cinema sotto un cielo che non c’è.
Tutto è precario, le stelle a volte non ci sono e i cinema sono chiusi.
Citando Vera Bonaccini in “Come le ortiche”; riusciamo a non farci calpestare del tutto, dalle scarpe col tacco perfette, di questa esistenza illustrata, siamo incapaci e inadatti come origami “ribelli”.

Grande lavoro Vera Bonaccini Grazie by Enrico Marra

Written by kaya77

17 maggio 2013 at 15:13

gorgoni

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granitico gorgo di gorgoni stupefatte

ovunque io guardi

la pietra divora

 

malattie mentali socialmente accettate

in buste di carta riciclata col logo

dai manici rossi – coi manici neri

seri

i tuoi attimi di sospensione mentale

le nostre ansie gonfiate

la mia carne sopravvalutata

questi corpi pesanti.

la luce.

 

abbiamo affilato parole

su marciapiedi annoiati

parlato per ore

con occhi affamati

per dire

ci siamo.

 

consonanza

di istanti dissonanti

di lenti ricordi pesanti

di lacrime calcificate.

saliva.

 

tutti questi binari fanno male al cervello.

qualcosa che cede e riaffiora

radici di sole.

 

 

 

 

 

 

 

Written by kaya77

13 maggio 2013 at 14:24

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choking____

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ecco
la peggiocrazia
anche oggi_sotto la pioggia
la peggiocrazia
che non si arresta

che malattia abbiamo?
siamo deformi.
questa mediocrità
finirà per soffocarci
seduti su un divano
senza più ossa.

dilaga e non si arresta.
raffiche di sorrisi cosmici in un’alta definizione non richiesta
la verità
ferma a marcire
tra gli incisivi sbiancati
e dritti.

la peggiocrazia ci piove addosso
bucandoci gli ombrelli
ci piove in gola
con rugginosa quiete.

Written by kaya77

7 maggio 2013 at 17:02

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