le stelle cadenti sono stelle ubriache

parole, poesie, cose a caso

Archive for the ‘vivendo’ Category

a Torino al Balconcino

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domenica 11 dalle 16,30 in poi ci sarò anch’io al concertino dal balconcino, per l’occasione in modalità SaloneOFF. 🙂 ci vediamo lì!

concertino dal balconcino – salone OFF

Written by kaya77

9 maggio 2014 at 13:02

buone nuove postpasquali, il numero 1

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da oggi è disponibile il primo numero di Bibbia d’asfalto, il quadrimestrale di letteratura e arte varia pubblicato da Matisklo Edizioni.
Il quadrimestrale Bibbia d’Asfalto prende le mosse dall’omonimo collettivo artistico di cui trovate qui il blog.
Potete scaricare il primo numero della rivista in formato digitale al link seguente:
Bibbia d’asfalto numero 1 Aprile 2014

Nelle 92 pagine che compongono questo primo numero troverete:

L’editoriale di Redent Enzo Lomanno
In evidenza: la poetica di Davide Zizza
Testi e contributi di:
Alessandra Far Flung, Alessandro Pedretta, Alessia D’Errigo, Alessio Farroni, Alfonso Cataldi, Amara Miao, Andre F. Lasdo, Andrea Doro, Andrea Finottis, Antonella Taravella, Davide Cortese, e1kel, Francesca Ferrari, Giancarlo Serafino, Gino Panariello, Giovanni Perri, Ivano Ferrari, Luigi Tuveri, Michele Bajona, Nicolò Gugliuzza, Paolo Aldrovandi, Paolo Battista, Paolo Polvani, Riccardo Tortarolo, Rita Stanzione, Sara Bergomi, Sebastiano Patané-Ferro.
Interventi critici:
La mia recensione di “Amori amari” di Lucia Piombo, La poetica di Giuseppe Conte (Lamberto Garzia), “Un lembo di cielo” di Felice Serino (Marco Nuzzo).
Segnalazioni e varie:
Che cazzo è un poetry slam? (Andrea Doro), Ultime uscite, Premi e Concorsi.

Per spiegare il perché e il percome del progetto Bibbia d’Asfalto credo sia giusto lasciare la parola a Redent Enzo Lomanno, fondatore del collettivo, che nell’editoriale scrive:

Mi chiedono qui, sti tizi loschi della Matisklo, di fare un editoriale che introduca i fondamenti di questa rivista e che in qualche modo spieghi come mai un bel giorno di novembre 2012 abbia deciso, nonostante sia un fancazzista di fama mondiale, di intraprendere l’iniziativa del blog e di tutto ciò che ne è venuto fino ad oggi (compresa questa rivista).
Io ho cercato di spiegare che non ne sono capace, ma al “son cazzi tuoi” digrignato da Francesco Vico e ai suoi splendidi occhi bovini non ho saputo dir di no. Quindi chiedo venia ai futuribili lettori di codesto editoriale e procedo nel classico modo che tutti forse già conosciamo.
Che cosa è Bibbia d’Asfalto?
Da buon bestemmiatore nato in paese cattolico vi spiegherò nel modo più classico che conosco.
Genesi 1.0: In principio era il Verbo.
È così che voglio iniziare questa rivista, con un’altisonante frase del Libro dei Libri (visto anche il possibile plagio che reco a tutti i cristiani del mondo scippando il nome Bibbia).
Sì perché il giochino, signori miei, è tutto lì. Le stramaledette parole, il loro sinuoso senso di pacata dipendenza. Loro e il gustoso senso di creare che riescono a trasmettere anche al più disgraziato, degenerato scrittore del globo.
Le parole, signori miei, sono eque, e ciò da sempre ha coinciso con l’alto senso di responsabilità che non ho mai avuto.
Scrivo da parecchi anni, come molti di voi gentili lettori, ho avuto le mie esperienze in diversi contesti, quali Internet con blog di varia natura, fantomatiche case editrici che cavalcano il desiderio di ognuno di noi di esser letto per spillare quattrini, ed infine, non per ultimo ma anzi per primo, i famosi salotti dell’Elite.
Ecco, qui vorrei sottolineare il senso di disgusto che molti di questi mitologici salotti mi recano. Perché, a parer mio, hanno disatteso il senso stesso di ciò che professano, di ciò che vanno a ciarlare, riempiendosi la bocca di paroloni e di onanistiche logos eiaculazioni.
Nella mia esperienza di “poeta” vi posso garantire che mi è capitato di leggere di tutto, e spesso mi sono reso conto di quanta gente brava, ricca di talento ci sia in giro. Spesso questi autori rimangono nascosti e quando anche cercano in qualche modo di uscire allo scoperto, ecco che subito si trovano difronte ad uno scalino immenso. Fatto di No elusivi, senza significato alcuno, da parte di queste fantomatiche figure che invece dovrebbero sostenere l’arte, renderla fruibile attraverso gli strumenti che fortunatamente possiedono.
Dopo anni di frustranti tentativi, alla ricerca di location adeguate al vero senso di tutto ciò, mi sono detto “cazzo ora mi sono rotto le palle e lo faccio io”.
Ecco, questo è il motivo per cui nasce Bibbia d’Asfalto, il motivo per cui combatto e combattiamo e con cui mettiamo al riparo tantissimi nomi della letteratura contemporanea che vogliono cimentarsi, creare movimento e che soprattutto cercano con tutte le loro forze di esorcizzare il primo e più grande male che affligge l’arte qui in Italia: l’ego.
Con Bibbia d’Asfalto (tutto il team) e i ragazzi della Matisklo iniziamo questa avventura, fieri, sicuri di portare avanti l’unica cosa che conta dell’arte: la Bellezza. Bellezza contestualizzata però ai giorni d’oggi, fatta di strade, asfalto, metropolitane e vita. Gente che soffre che ride che s’incazza ed esterna il sentimento attraverso poesia, narrativa, arte pittorica e fotografica.
Diamo, lo dico per primi a voi lettori, un senso vero a ciò che nel panorama Italiano non si può più negare.
Tutto sprofonda sempre più nel caos.
L’arte delle parole (come la vera Bibbia ci insegna) serve a risorgere.

Fateci sapere cosa ne pensate, noi ci abbiamo messo l’anima.

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calma pacata di un cinema d’essai

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tu ti cancelli ogni mattina nel girotondo di parole intorno a te, ti lasci drappeggiare i fianchi e il cuore da ruoli densi di velluto porporato. sei squisitamente fuorifuoco nella tua costante paura di trovarti, un mosaico abbandonato a se stesso incapace di completarsi con un senso. hai una scogliera al posto della mente e consenti di spingerti a chiunque. soffochi, incapace di una scelta, in paratie cacofoniche d’argento, dimensioni parallele senza tempo color ruggine scordato distillante. le assurde dipendenze che ti imponi per non lasciarti galleggiare nella seta hanno la voce delle notti portoghesi, sanno di pioggia masticata da giganti. il fado rosso vivo sanguinante che porti tatuato sul palato determina i confini inconsistenti di una prigione da cui non sai scappare. lontananze confuse e rigettate appena l’indice scivola di poco, un requiem dissonante di carezze in un canile senza un guardiano vivo. una sintetica esistenza di ritorno, sonar vitali di cristallo segmentato, esisti solo in quanto percepito, un’ontologica incertezza provocante. massacrando cumuli di foglie verde menta in una danza caotica a spirale, ti sei già perso nella menzogna del tuo sesso, lenzuola fradice e sudari confutanti. ascolto la tua lingua aristotelica scolpirti disossando l’esistenza. come di cera le tue immagini incensanti, pale vibranti di un altare materiale. riverbero tra noia e sensazioni in questo gioco dalle regole confuse, resto in attesa dei titoli di coda; calma pacata di un cinema d’essai.

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Written by kaya77

5 settembre 2013 at 10:25

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mi so fottere benissimo da sola

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risparmia il fiato, le parole, gli aggettivi, le congiunzioni, i punti esclamativi e di domanda, risparmia tutto. risparmia le energie per un’altra persona, risparmia i consigli e i cazziatoni, risparmiati per qualcosa per cui valga la pena impegnarsi. risparmia il tempo che già ne abbiamo poco, o forse troppo, dipende dai momenti. risparmia di emettere CO2, l’effetto serra te ne sarà grato. e anche la mia mente imperfetta apprezzerebbe. mi so fottere benissimo da sola, è un’attitudine perfezionata dagli anni. tutte queste sovrastrutture che programmi diventano obsolete non appena le pronunci, risparmia la fatica ed il pensiero, sii tollerante col delirio, ascolta. non è possibile costruire sulla sabbia, il mare scava e vince sempre. taci, quindi, smetti, desisti; non ha alcun senso perseverare in questo. risparmia tutto che sono tempi brutti, risparmia per il domani, sempre se esiste. si dosa tutto, centellinando il senso, tu intanto inizia, mentre mi fotto.

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Written by kaya77

3 settembre 2013 at 16:23

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Written by kaya77

3 settembre 2013 at 15:58

Nucleo Negazioni

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Autori.

siamo tutti brutti e cattivi.

Written by kaya77

5 maggio 2013 at 16:03

Pubblicato su persone, scrivendo, vivendo

musica strana per corpi sospesi

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la stanza è biancotriste, piena di tubi e macchinari di cui ignoro la funzione. uno di questi, un parallelepipedo rettangolare di metallo con all’interno un monitor, emette in continuazione un beep beep ipnotico e straziante. guardo la piccola mano aperta abbandonata inerme sul lenzuolo spesso; sul dorso pallido, la cannula della flebo è tenuta ferma da un pezzo di cerotto bianco strappato con la noncuranza tipica dei gesti ripetuti troppe volte.
Vi è qualcosa di sacro in ogni essere che non sa di esistere, in ogni forma di vita indenne da coscienza, ha scritto questo filosofo rumeno una cinquantina di anni fa.
e, in effetti, nel tuo corpo sospeso si concentra, di giorno in giorno, una disturbante solennità che si riflette su di noi paralizzandoci.
abbassiamo il tono della voce in tua presenza, rallentiamo i gesti.
questa stanza biancotriste si contorce su se stessa fino a trasformarsi in una chiesa deforme.
al centro della stanza tu. un simulacro, un idolo, una bambina feticcio in un sacrario blasfemo.
richiudo il libro intorno al biglietto di un treno preso per motivi ormai inutili e mi avvicino al tuo letto-piedistallo facendo piano.
beep beep beep.
mi chiedo se tu possa sentirlo questo suono intermittente che ti determina nel mondo, questo surrogato artificiale di una voce che non hai.
30 x 525948,776 minuti tra te e me, molti meno tra me e tuo padre.

l’inquadratura è leggermente fuoriasse. l’orizzonte tende a scivolare verso destra; quel tanto che basta a ipotizzare il precipizio che verrà. una facciata corrosa, una porta aperta; nel buio, oltre l’ingresso, si intravede l’ombra di una sedia in legno chiaro. il rosso col tempo si è diffuso dappertutto: sui volti, sull’erba, sul verde bottiglia della persiana di destra. equilatero un triangolo di luce rischiara il mio bordo sinistro evitando per pochi millimetri i due soggetti immortalati.
sono una fotografia su carta kodak, misuro 10×15 centimetri. ho trentaquattro anni o giù di lì.

ho una foto di noi da qualche parte; lui avrà avuto la tua età, un anno in più…i tuoi stessi capelli biondi, gli identici occhi azzurri…siamo in cortile, davanti a casa dei nonni, in quel paese dal nome di gelso che non ho mai sentito mio. ci teniamo per mano, vestiti male come tutti i bambini degli anni 70. tuo padre guarda fisso in camera e sorride, io invece sono voltata verso di lui, lo sguardo adorante sollevato sul suo viso. gli volevo bene allora.
di foto tue ne esistono poche. io ne ho solo una, con te e tuo fratello sdraiati su un prato. non sorride nessuno in questa immagine. non si sorride a quel che non si capisce, non si spalanca la bocca per l’ignoto.
mi domando se tu possa sentirci oltre quei beep. mi chiedo che cosa mai tu possa pensare di noi. da sempre mi chiedo se vedi.
e mi chiedo se davvero ti vedo io, se è davvero tutto qui.
Non c’è nessuna ragione perché una storia sia come una casa con una porta per entrare, finestre che guardano gli alberi e un caminetto per il fumo. Si può immaginare una storia a forma di elefante, o di campo di grano o di fiammella di fiammifero…
non c’è nessuna ragione per cui la vita debba avere la forma di un corpo in movimento.
non c’è nessuna ragione per cui la vita debba avere una forma.
cerchiamo trame, ragioni, un senso, legami razionali di causa e effetto; se faccio A succede B.
cazzate.
se faccio A ho fatto A, nient’altro.
ti sfioro i capelli piano, come se accarezzassi un petalo.
tuo padre mi chiama, io non rispondo.
la vibrazione si unisce ai tuoi beep riempiendo la stanza.
una musica strana per corpi sospesi.

carloio

Written by kaya77

2 maggio 2013 at 08:53

Pubblicato su racconti, scrivendo, vivendo

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per te (by the way)

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vorrei scriverti qualcosa
ma le parole oggi
galleggiano soltanto
non hanno sostanza nè senso
sono confusi anche i rintocchi
di questa vita che ci cade dalle mani
e si frantuma

un vaffanculo in vernice nera
ancora fresco sui miei muri profondi
ci metterà millenni ad asciugare
come questa insormontabile disfatta

ho solo voglia di prendere e insultarti come se fosse colpa tua
e un po’ lo è anche,
testa di cazzo,
dovevi essere più stronzo
che gli stronzi, come sappiamo, non muoiono mai

ricordati che quando verrò da te mi devi insegnare a bere con tre bicchieri allo stesso tempo
ricordati di Pisa, del vino rosso e della pioggia
ricordati che è stato bello anche se è durato poco

ricordati tutto e non rimpiangere niente
che eri il sole e nemmeno lo sapevi.

Written by kaya77

30 aprile 2013 at 22:57

Pubblicato su persone, poesia, scrivendo, vivendo

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formiche

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Written by kaya77

29 aprile 2013 at 16:21

nel parlar della cultura in Italia…

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più il tempo passa più ho l’impressione che, nel parlar della cultura in Italia, si applichi, ogni volta, il pessimo principio antipedagogico del “semplificare i programmi in modo che i più lenti della classe non restino indietro”, dimenticandosi bellamente, non solo dei primi della classe, ma anche dell’ampia fascia di quelli “intelligenti ma che non si applicano” (che poi, a distanza di anni dalle fatiche scolastiche, ammettiamolo: erano i compagni più interessanti sotto ogni punto di vista).
quando si propone a qualcuno un evento culturale di qualsiasi genere capita, sempre più spesso, di sentirsi rispondere “ma non è un po’ troppo? e se poi la gente non lo capisce?”.
e mi chiedo, innanzitutto, ma perché non lo dovrebbe capire?!se l’ho capito io, perché non lo dovrebbero capire gli altri?! mistero…
ma, soprattutto, ma anche fosse? anche se non lo capissero immediatamente dove sarebbe il problema? mica tutto deve essere istantaneamente chiaro e cristallino, no? alcune cose si capiscono solo dopo anni, altre non si capiscono mai, nonostante ci si continui a pensare.
e se fosse proprio questo il problema? e se la domanda: “e se poi la gente non lo capisce?” andasse letta come: “e se poi la gente PENSA?”

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Written by kaya77

19 febbraio 2013 at 13:13

Pubblicato su vivendo

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