le stelle cadenti sono stelle ubriache

parole, poesie, cose a caso

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calma pacata di un cinema d’essai

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tu ti cancelli ogni mattina nel girotondo di parole intorno a te, ti lasci drappeggiare i fianchi e il cuore da ruoli densi di velluto porporato. sei squisitamente fuorifuoco nella tua costante paura di trovarti, un mosaico abbandonato a se stesso incapace di completarsi con un senso. hai una scogliera al posto della mente e consenti di spingerti a chiunque. soffochi, incapace di una scelta, in paratie cacofoniche d’argento, dimensioni parallele senza tempo color ruggine scordato distillante. le assurde dipendenze che ti imponi per non lasciarti galleggiare nella seta hanno la voce delle notti portoghesi, sanno di pioggia masticata da giganti. il fado rosso vivo sanguinante che porti tatuato sul palato determina i confini inconsistenti di una prigione da cui non sai scappare. lontananze confuse e rigettate appena l’indice scivola di poco, un requiem dissonante di carezze in un canile senza un guardiano vivo. una sintetica esistenza di ritorno, sonar vitali di cristallo segmentato, esisti solo in quanto percepito, un’ontologica incertezza provocante. massacrando cumuli di foglie verde menta in una danza caotica a spirale, ti sei già perso nella menzogna del tuo sesso, lenzuola fradice e sudari confutanti. ascolto la tua lingua aristotelica scolpirti disossando l’esistenza. come di cera le tue immagini incensanti, pale vibranti di un altare materiale. riverbero tra noia e sensazioni in questo gioco dalle regole confuse, resto in attesa dei titoli di coda; calma pacata di un cinema d’essai.

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Written by kaya77

5 settembre 2013 at 10:25

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odio

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odio gli egoismi non dichiarati, quelli che ti pugnalano alle spalle perché incapaci di gestire le proprie debolezze. odio i ricatti affettivi, i giochetti mentali, i ruoli recitati troppe volte fino ad abusarsi. odio chi non ha la forza di accettare la propria fragilità e la riversa su chi ha accanto come latte inacidito. odio la parola amore mischiata al cemento, odio le dipendenze senza consapevolezza. odio i ti voglio bene buttati al vento come cartacce, la banalità delle sofferenze ostentate, i l’ho fatto per il tuo bene. odio i non avevo altra scelta. odio le giustificazioni autoreferenziali, il mettere le mani avanti per rifarsi una verginità morale, odio gli ego me absolvo che nessuno ha richiesto. odio chi non vive in uno stato perenne di rivoluzione interiore. io odio, maledizione, odio chi è sempre convinto di sapere e non si interroga. odio chi non sa essere responsabile per sè e ha bisogno di alleati per una guerra che lui stesso ha generato. odio chi parla e non ascolta, chi dice ma non sente.
io non giudico mai ma misuro sempre.
e prendo atto.

Immagine

Written by kaya77

29 agosto 2013 at 09:45

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qualcosa di infernale – lo trovi interessante?

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mettiti su facebook, insiste doppiaW, che sto un mese in india per lavoro e mi scogliono.
mettiamoci su facebook.

scegliamo un nome utente.
scegliamo una foto.
convalidiamo l’indirizzo mail.

che scuola hai frequentato?
dove sei nato?
che lavoro svolgi?
vuoi rendere la tua data di nascita visibile nel profilo?
la città dove vivi?
che film hai guardato?
che libri hai letto?
programmi tv?
sesso?
ti piacciono?
situazione sentimentale?
potresti conoscere queste persone?
a cosa stai pensando?

sto pensando che nemmeno mia madre vuol sapere così tanto di me.
sto pensando che nemmeno io voglio sapere così tanto di me.
sto pensando che sono nato in un ospedale che portava il nome di un cornuto, che non svolgo nessun lavoro che possa definirsi tale e che non vivo in nessuna città. tendenzialmente non vivo proprio.
sto pensando che i film non li guardo e i libri non li leggo, scivolo in entrambi provando a respirare.
sto pensando che non ho una tv dal 1998 e che anche prima la guardavo con fastidio.
sto pensando che il sesso mi piace solo nel momento in cui lo faccio, poi tende velocemente ad annoiarmi.
sto pensando che mi piace l’umanità ma odio la gente.
sto pensando che non ho una situazione sentimentale da anni anche se non saprei definire situazione sentimentale in alcun modo.
sto pensando che effettivamente potrei conoscere quelle persone ma che, se mi fosse interessato, lo avrei già fatto.
capito a cosa penso paginabiancoblu? lo trovi interessante?
accetto la richiesta d’amicizia di doppiaW, quella di kiki, quella di liz. quella di pianeta7 e quella di naima. accetto l’amicizia di un ignoto orsacchiotto crocifisso. rifiuto l’amicizia di una mora seminuda, il sesso così esposto è manierista.
pubblico il video di Ravachol in Valhalla dei Blackbird Raum.
pubblico il video di Rise Above dei Black Flag.
pubblico il video di Pushed Again dei Die Toten Hosen.
chiudo il pc e esco in cerca di una birra.
il mondo è soffocante anche dietro ad uno schermo.

Written by kaya77

24 maggio 2013 at 10:16

riprendendo in mano il romanzo…

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a Bologna Moreno mi chiede quando mi deciderò, finalmente, a mandargli il romanzo e io penso che, ormai, non lo tocco da mesi quell’insieme imperfetto di persone e pensieri, quel grumo indefinito di punti e parole e penso che sono anche un po’ stronza, alla fine, che Moreno è davvero gentile a proporsi e che forse, stavolta, me la sto menando sul serio un po’ troppo, quindi oggi, dopo pranzo, forse per il sole o la vittoria di Obama, forse per caso, oggi mi sembra un buon giorno per lavorare al romanzo.

Written by kaya77

7 novembre 2012 at 13:20

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no, tu no.

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come
se le pagine di un libro
potessero
tenere fuori

questa pioggia che cade senza sosta
i muri scrostati del centro
la polvere dei lavori qui di fronte
le pessime notizie di oggi
quel che sarà & non si può evitare

quasi una gabbia di carta e parole
in cui rifugiarsi
per non guardare
questi giorni di rabbia e dolore
questa insensata
commedia umana.

Written by kaya77

26 ottobre 2012 at 16:42

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moleskine

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Written by kaya77

19 ottobre 2012 at 11:06

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credo che

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credo che ti toglieró l’amicizia

non su facebook

ma nella vita

un po’ come si faceva da bambini

quando ci si diceva

“non ti sto piú amico”

con quella semplicitá,

quella purezza,

per cui la notte dormivi comunque

e non ti interessava,

se il giorno dopo,

l’altro aveva un giocattolo nuovo

e non mi frega

dei tuoi giocattoli

nuovi, vecchi o di seconda mano

su facebook peró ti tengo lo stesso

che tanto é soltanto

cybervoyeurismo

e c’è poco impegno

a cliccare “mi piace”

sulle gigantesche

cazzate che scrivi.

Written by kaya77

6 settembre 2012 at 09:46

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letter from a broken world

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ogni volta che vedo un campo di papaveri penso alla guerra, alle persone morte per quella follia sterile, ciliegie schiacciate al posto della testa e corpi di stelo secchi, spezzati, senza linfa, e vorrei piangere e invece rido, Sergio, la bocca spalancata in una risata gigante per farmi sentire da loro, i papaveri morti, per ridere per loro che non ridono più, perché da morto non ridi, Sergio, questo è sicuro, e allora bisogna ridere prima, quando si può, rido come ridevo sulla spiaggia d’estate, io, te, Claudia e lei, vestiti di nero sotto il sole cocente, in mezzo ai metalmeccanici in costume, alle casalinghe incremate, ai bambini dorati e liberi, e tutti ci guardavano e io ridevo, perché ero felice, perché ero con lei, perché il mare è bello, ridevo perché Claudia aveva una maglietta con sopra hello kitty impiccata e gli occhiali da sole giganti, da diva del muto, e ridevo perché lei era così bella, così bianca, così mia e non ci potevo credere che se mi andava potevo girarmi verso di lei e baciarla, baciare tutte le lentiggini che il sole disegnava sulle sue spalle, baciare la sua anima, e ridevo per D, rimasto in città, che ci mandava sms minatori, pieni di bestemmie e cazzate, e non vedeva l’ora di prendere il treno e venire da noi, e come era bello essere così giovani e così belli e ridere per il mare, per il sole, e non per i papaveri morti.

A.

Written by kaya77

31 agosto 2012 at 09:28

hayati [4]

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Un girotondo di zanne e sangue, le grida acute a violare la notte. Come se significasse qualcosa ora. Come se la notte non fosse già  irrimediabilmente rotta di suo.

Un girotondo di carne e nervi, altalene distorte da isteriche risate.

Un girotondo di terrore e morte e tutti giù per terra, dopo.

E la polvere, stamane, a nascondere il tutto. Benedizione distratta sui nostri corpi affranti, sui nostri corpi vivi.

Hamida e L’Ombra poco distanti fermi in silenzio come statue abbozzate.

Dobbiamo decidere ora. Il tempo è finito.

Quando il tempo si spezza non ha senso aspettare. Non c’è un domani se il tempo è rotto.

Il cappello di Hamida abbandonato come un ragno tra la polvere e il muro scrostato.

Lo sguardo imprigionato con malia dal cadavere di un Reietto sotto la tettoia. Grosse ulcere viola dove la luce pallida colpisce.

Questa luce bianca che non perdona. Un diaframma impietoso a immortalare vite distrutte.

Grossi bulbi di infertilità su terreni rocciosi.

Tre sillabe ignote il futuro.

Guardo il capo scoperto di Hamida, guardo le spalle abbassate de L’Ombra. Un sorriso di cristallo per Acàsto. Il mio ultimo sorriso.

Vado in Città, dico. Vado da Sedici.

L’Ombra grida e bestemmia un Dio che se n’è andato.  I pugni stretti, levati a maledire il mondo tutto.

Hamida sorride, raccoglie il cappello. Le caviglie di Acàsto sono fili di vetro chiaro. Ci incamminiamo in silenzio verso la morte. Lenti come attimi di piombo.

L’Ombra ci raggiunge ore dopo, si unisce in silenzio al semicerchio delle nostre schiene chinate. Spalla contro spalla serriamo gli occhi. Il vento e la polvere a non farci riposare.

Un tempo la notte profumava di sogni e c’erano  le stelle a guidare i viandanti, ora la notte è solo un giorno più buio. La copia malfatta di un ricordo sbiadito.

Saremo in Città tra due giorni. Nel centro esatto del mondo rimasto.

Written by kaya77

13 agosto 2012 at 11:44

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@JUSTaNICE ROCK, 9 Giugno 2012, Giustenice (SV)

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Written by kaya77

13 agosto 2012 at 11:13